Ultra Male

Il titolo della mostra è una trappola semantica, un gioco concettuale che oscilla tra l'"ultra maschile" e l'"oltre il male". In ULTRA MALE, Cotani mette in scena una rivoluzione silenziosa e sensuale del corpo e della sua rappresentazione.

Testo critico

Testo critico di Valerio Schito.

Il corpo come dispositivo di possibilità. In ULTRA MALE, Cotani mette in scena una rivoluzione silenziosa e sensuale del corpo e della sua rappresentazione. Lungi dal voler enunciare un'identità, il suo lavoro ne scompone le basi stesse: le opere, tra carte, pitture e sculture modulari, non raccontano cosa è un corpo, ma ne evocano la natura transitoria, aperta, immaginaria.

Il titolo della mostra è una trappola semantica, un gioco concettuale che oscilla tra l'"ultra maschio" e l'"oltre il male". Cotani lavora proprio su quel confine ambiguo, destabilizzando la grammatica del genere e della forma attraverso un'estetica che mescola erotismo, infanzia, sacro e mutazione. Qui il corpo non è più un segno stabile, bensì un campo di possibilità, una superficie su cui scrivere nuovi racconti senza doverne fissare il finale.

Le carte. fragili, trasparenti, quasi da preghiera. sono il cuore visivo della mostra. Nei disegni la linea è essenziale, infantile, tagliente: figure leggere che sorridono e si piegano, corpi che mostrano capezzoli come fiori, falli rossi come emblemi gioiosi, sensuali e surreali. Cotani non illustra, ma allude. Non costruisce un messaggio da interpretare, ma un rito da attraversare. Ogni figura è un'identità che si dissolve con grazia, un dubbio che ride.

Accanto a queste presenze evanescenti, le sue sculture offrono un contrappunto tattile e trasformabile. Smontabili, modulari, mutanti, si presentano come veri dispositivi di libertà: falli, seni, braccia, teste diventano elementi intercambiabili in un organismo che rifiuta la norma e abbraccia l'eterogeneo. È il gesto del chirurgo che incontra quello del bambino: l'anatomia come gioco simbolico, come possibilità di ridisegnarsi. La statua si fa organismo, oggetto vivo che accetta l'intervento dell'altro, che muta insieme allo sguardo.

ULTRA MALE non tematizza il genere: lo attraversa, lo spezza, lo ri-sogna. Non ci troviamo di fronte a una denuncia sociale, ma a un'operazione poetica che agisce a un livello più profondo: quello del rito, della visione, del corpo che gioca a essere senza mai dover spiegare cosa. È un altare, non all'identità, ma alla sua dissoluzione come atto creativo.

Entrare in questa mostra significa accedere a un terreno di metamorfosi. Qui lo spettatore può essere spettatore e autore, testimone e scultore. L'ambiguità è un dono, non una minaccia. E ogni configurazione possibile, dalla chimera erotica al dio imperfetto, diventa celebrazione della libertà di non scegliere. Ivo Cotani ci chiede, con dolcezza e sovversione, di disimparare il corpo come fatto compiuto. E ci accompagna in un viaggio in cui l'arte diventa un laboratorio di trasformazione, un respiro collettivo, un rito disorientante e necessario.