Embodying the Mask
La maschera come dispositivo di identità: si indossa, si scambia, si abita. Performance per la AIMS Residency di Riyadh, 2024.
Testo critico
Embodying the Mask nasce dalla mia residenza a Riyadh. dove ho lavorato sulla figura del "flower man" della tribù dei Qattan e sui bassorilievi degli antichi templi di AlUla. Volti mutilati, decapitati, cancellati dal dogma religioso. Volevo restituirli.
Ho costruito maschere ceramiche e le ho portate in azione, insieme alla gente del posto. Ogni maschera è un idolo domestico: la si prende, la si indossa, si diventa altro. Il volto abituale sparisce, e con lui l'identità dichiarata. Resta il corpo. libero di essere una qualsiasi delle cose che potrebbe essere.
Embodying the Mask è la mia proposta: il volto non è una prigione. La maschera è la cosa più antica che abbiamo per uscirne. Non un travestimento: una consacrazione.
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